Autore Topic: La cassazione abolisce penale per cambio operatore telefonico  (Letto 1103 volte)

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Offline Ibleonet

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La cassazione decreta che nn vi è alcun costa per cambiare operatore, anche con contratto in corso d'opera
la sentenza è la n. 2707 del 28 settembre 2016 adottata dal Tribunale di Taranto in composizione monocratica - giudice dott. Claudio Casarano.
In essa si esclude che il recesso da un contratto stipulato con operatori di telefonia possa comportare un costo.
Ecco uno stralcio significativo della motivazione:
"il recesso non può comportare per legge dei costi, comunque denominati e neanche indiretti.

Occorre muovere dal dettato legislativo dalle parti evocato e cioè dall'art. 1, co. III della legge n. 40/2007, che convertiva il decreto legge n. 7-2007(c.d. decreto Bersani): "I contratti per adesione stipulati con operatori di telefonia…devono prevedere la facoltà del contraente di recedere dal contratto e di trasferire le utenze presso altro operatore senza vincoli temporali o ritardi non giustificati e senza spese non giustificate dai costi dell'operatore …"
Come reso palese dalla lettera della norma ma soprattutto dall'intenzione del legislatore il recesso in parola non deve comportare un costo(vedi art. 12, I co., delle Preleggi:"Nell'applicare la legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse e dalla intenzione del legislatore").

L'intento del legislatore evidentemente è quello di favorire la concorrenza piena nel mercato della telefonia eliminando i costi correlati al recesso operato dall'utente – parte debole del rapporto.
Il costo di disattivazione o a maggior ragione quello di migrazione, posto che in quest'ultimo caso si ha un passaggio dell'utente ad altro operatore, di per sé non può giustificarsi, alla luce del precetto normativo sopra evocato, perché si finirebbe per rendere oneroso il recesso, che invece la legge ha voluto gratuito.
Solo i costi diversi e quindi quelli non strettamente correlati al recesso - ed all'operazione conseguente della disattivazione - potrebbero essere sopportati dall'utente.
Ad essere altrimenti infatti verrebbe svuotata di contenuto precettivo la norma del decreto Bersani sopra richiamata (c.d. interpretazione abrogatrice).
Insomma l'espressione, non tanto felice, usata dal legislatore "e senza spese non giustificate dai costi dell'operatore…non può essere interpretata nel senso di privare di contenuto precettivo la prima parte, il "senza spese", attraverso l'espressione, apparentemente contraddittoria, "non giustificate dai costi dell'operatore"; altrimenti attraverso quest'ultima breccia si farebbe passare di tutto, come faceva l'appellante: anche i costi della Rete Telecom, come se non fossero invece causalmente collegati al canone…".