Autore Topic: Via libera alla pillola contraccettiva d'emergenza dei 5 giorni dopo  (Letto 1659 volte)

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Offline Ibleonet

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Via libera definitivo da parte dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) all’introduzione in commercio della pillola dei 5 giorni dopo, il contraccettivo d’emergenza, a base di ulipristal acetato (Ua), che funziona fino a cinque giorni dopo un rapporto sessuale non protetto. Secondo quanto si apprende, infatti, la firma del direttore Generale in calce al decreto che autorizza l’immissione in commercio sarebbe già avvenuta nei giorni scorsi. Ora si attende la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Il farmaco, come già avvenne con la pillola del giorno dopo, arriva fra pareri diversi. La ginecologa Mirella Parachini accoglie la notizia con soddisfazione però si dice rammaricata per i tempi con cui l’Italia «percorre il cammino dell’introduzione di farmaci ampiamente usati in altri Paesi da anni, come la RU486, che ci ha messo più di 20 anni per essere introdotta nel nostro Paese». Questo succede, aggiunge l’esperta, «quando ai criteri scientifici si preferiscono quelli ideologici, privi di evidenze e di fondamenti». Quanto alle controversie giuridiche, Filomena Gallo, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni, precisa: «qualcuno ha sottolineato che esistono precetti comunitari che vietano l’utilizzo di tale farmaco perché la Corte di Giustizia ha dichiarato che l’ovocita fecondato è già embrione. Ma queste sono affermazioni sbagliate e strumentali». Secondo Gallo, infatti, «la decisione della Corte di Giustizia sul caso Brustle del 18 ottobre scorso ha sancito che è vietato brevettare medicinali ricavati da cellule staminali con procedimenti che comportano la distruzione degli embrioni umani ma - conclude - non si è espressa sull’utilizzo di farmaci o contraccettivi».

Molto critici i movimenti cattolici. Lucio Romano, ginecologo e copresidente nazionale dell'Associazione Scienza & Vita, in una nota spiega che «con il definitivo via libera alla 'pillola dei cinque giorni dopo' assistiamo all'ultimo atto di una progressiva banalizzazione dell'aborto. Far passare come mero contraccettivo un prodotto che agisce fino a cinque giorni dopo il rapporto
sessuale e che può svolgere un'azione antiannidamento in utero dell'embrione e quindi un'azione abortiva, non solo è antiscientifico, ma rappresenta l'ennesima riprova di una deriva culturale che veicola messaggi fuorvianti. Quando ellaOne sarà liberamente disponibile nelle farmacie - conclude Romano - l'aborto verrà presentato, mistificandolo, come contraccettivo».