Autore Topic: PENSIONI: 42 anni per gli uomini 41 per le donne Anzianità a 63/66 anni  (Letto 905 volte)

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Offline Ibleonet

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Gli effetti del metodo contributivo pro-rata
Il metodo contributivo pro rata, introdotto dalla riforma, potrebbe inoltre portare un alleggerimento dell’assegno per i nuovi pensionati, poichè sui contributi versati dal 2012 in avanti, gli anni in più che il lavoratore passerà nel proprio impiego avranno un peso minore rispetto al calcolo retributivo, generando pertanto un potenziale deprezzamento per le nuove pensioni. Stando ad alcune stime compiute nel corso delle ultime settimane, infatti, rimanere a lavoro oltre il requisito raggiunto per l’età pensionabile potrebbe risultare addirittura sconveniente, con un calo delle pensioni mensili che oscillerebbe tra i 10 e i 60 euro al mese.


Sistema flessibile
L’introduzione del sistema flessibile prevede che chi rimane presso il proprio posto di lavoro più a lungo, potrà ottenere un assegno mensile più elevato. Un sistema che potrebbe premiare chi permarrà nella propria occupazione di riferimento fino ai 70 anni, ma che dovrebbe altresì penalizzare chi andrà in pensione con la minima età contributiva.


Pensione di anzianità
La pensione di anzianità si raggiungerà con 42 anni di contributi per gli uomini e 41 per le donne. L’età di vecchiaia sarà invece pari a 66 anni per gli uomini (fin dal 2012), convergente con quella delle donne (che raggiungeranno tale limite solo nel 2018).
Che fine ha fatto il reddito minimo garantito
Era l’ultima novita del sistema previdenziale. Nelle ultime ore, per la prima volta, si parla infatti della possibilità di introdurre un reddito minimo garantito per quelle persone che si ritrovano senza un posto di lavoro. Una misura che da altre parti è comune, e che in Italia è ancora fantascienza. Il ministro Fornero si è infatti espressa in termini favorevoli, e anche il premier Monti sembra essere ottimista circa l’introduzione di un ammortizzatore sociale così importante. Non sono ancora note le caratteristiche di questo intervento, ma le principali parti sociali e buona parte del Parlamento sembrano intenzionate ad appoggiare quanto è stata definita come una “innovazione” positiva. Se ne riparlerà nei prossimi mesi?


Le diverse aliquote contrattuali
Uno scenario certamente molto confuso, che viene ulteriormente complicato dall’intricata maglia di differenti regole in vigore per le singole categorie contrattuali e professionali. Secondo una recente analisi del Corriere della Sera, ad esempio, le aliquote contributive spaziano dal 33% dei lavoratori dipendenti all’8,6% di deputati e senatori, passando al 20% degli artigiani e dei commerianti e al 10-13% di alcune particolari categorie (come gli psicologi, gli architetti, gli avvocati). Insomma, regole diverse per diversi contribuenti, per uno schema che il ministro Fornero dovrà cercare di sbrogliare.
Il timore di chi è vicino alla pensione

Ad ogni modo, le domande che vengono poste dinanzi agli impiegati Inps si estendono inoltre al quantitativo di cui si potrà godere in caso di pensionamento. In altri termini, il timore è anche relativo agli effetti sul quantum, che l’estensione del metodo di calcolo contributivo pro rata potranno generare sull’assegno.


Le ultime indiscrezioni per il prossimo futuro
In effetti, ribadiamo, il momento non è certamente dei più chiari e trasparenti per chi è vicino all’appuntamento con la pensione. Numerose sono le voci e le indiscrezioni che si sovrappongono in questi giorni, e c’è già chi auspica un blocco dei pensionamenti di anzianità, con innalzamento dei requisiti fino alla quota 100 (come sommatoria tra età anagrafica e età contributiva).


L’andamento delle richieste di pensionamento
L’Inps intanto comunica che le domande per le pensioni di vecchiaia sono in diminuzione del 35%, mentre quello per le pensioni di anzianità sono del 19%.
Ma siamo sicuri che la riforma ci manderà in pensione più tardi?

In queste ultime settimane si è parlato tantissimo di riforma delle pensioni, e si è assunto come dato di base che le innovazioni sul sistema previdenziale ci manderanno a casa più tardi. Ma siamo sicuri che sia vero? In attesa di avere tra le mani il documento che verrà presentato alla Camera la prossima settimana, c’è chi ipotizza una età di pensionamento addirittura anticipata a quella attuale.


L’analisi in tal senso è stata effettuata negli scorsi giorni dal deputato Pdl e vice presidente della Commissione Lavoro Giuliano Cazzolla, che ha fatto una sintesi sulle considerazioni espresse dal neo ministro Elsa Fornero sul tema delle riforme del sistema delle pensioni.
Ad attirare l’attenzione è, soprattutto, quanto definito in termini di “pensionamento flessibile“: ovvero, introdurre un’età minima di pensionamento relativamente bassa, e una fascia di flessibilità che possa incoraggiare il lavoratore a ritardare l’uscita dal mondo del lavoro fino a un massimo di sessantotto o settantanni. In termini più concreti, al lavoratore sarebbe permesso andare in pensione fin dai 63 anni, scontando tuttavia una serie di vantaggi che avrebbe avuto nell’ipotesi in cui si fosse trattenuto presso la propria occupazione per altri 5 o 7 anni.

Il sistema flessibile dovrebbe pertanto “ingolosire” il lavoratore, legandolo in azienda con una serie di incentivi e disincentivi. I limiti minimi e massimi di età anagrafica (sopra, abbiamo ipotizzato i 63 e i 70 anni) verrebbero inoltre via via adeguati sulla base delle speranze di vita.

Dunque, se il sistema flessibile di cui sopra dovrebbe entrare in vigore, vi sarebbe addirittura la possibilità di anticipare l’età pensionabile rispetto a quanto oggi in atto. Il rischio non è certamente frequente, ma non è nemmeno troppo remoto. Basti pensare che la pensione di vecchiaia per gli uomini scenderebbe da 65 a 63 anni, mentre per le lavoratrici del pubblici impiego, il beneficio dovrà attendere solo qualche mese, visto e considerato che dal 2012 la loro età di vecchiaia salirà proprio a 65 anni.