Autore Topic: USA Ghana 1 - 2  (Letto 2455 volte)

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Offline Mimì Metallurgico

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USA Ghana 1 - 2
« il: 26 Giugno 2010, 23:18:28 »
l ct della squadra verde si 'ribella' ai pronostici: "Spegneremo l'euforia degli argentini". Un allenatore 'zapatista': turnover totale, nessuno indispensabile. La forza della sua squadra è la debolezza dell'Italia di Lippi: talento dei giovani unito all'esperienza dei veterani

"Sì, giochiamo contro l'Argentina. E allora?". Rafa Marquez, 31 anni, difensore-centrocampista del Barcellona e leader della nazionale messicana, è sbottato così, di fronte all'idea - della stampa in generale e di quella del suo paese in particolare - che domani sera al Soccer City di Johannesburg la squadra di Maradona debba soltanto sbrigare una formalità, per raggiungere i quarti di finale del Mondiale. "Non mi dispiacerebbe una rivincita con gli argentini", ha ribadito il concetto Aguirre: nel 2006 il Messico perse contro lo stesso avversario proprio negli ottavi di finale. Il ct messicano è stato beffardo: "Troppi ci danno per morti in partenza: sapremo spegnere l'euforia degli argentini e faremo perdere molte scommesse. Nelle ultime quattro edizioni del Mondiale siamo stati sempre eliminati, ma abbiamo una partita a disposizione per cambiare la storia". 
L'Argentina, comunque, non ha alcuna intenzione di sottovalutare una nazionale che nel girone della prima fase ha esibito un gioco veloce e brillante, pur tra alcune ingenuità, causa della sconfitta nella terza partita con l'Uruguay e dello svantaggio nell'esordio col Sudafrica (poi rimediò proprio Marquez, segnando l'1-1, che fu il migliore viatico al 2-0 sulla Francia). La forza del Messico è esattamente la debolezza dell'Italia di Lippi, che non a caso nell'amichevole premondiale dello scorso 3 giugno a Bruxelles fu battuta in modo ben più netto del punteggio finale (2-1): il talento dei giovani si mescola perfettamente con l'esperienza dei veterani. Aguirre ha portato in Sudafrica dieci giocatori tra i 24 e i 21 anni, quattro dei quali (Vela, Giovani, Juarez, Moreno) nel 2005 vinsero il titolo mondiale Under 17 in Perù, schiantando il Brasile 3-0.
Il cinquantaduenne Aguirre, detto "Il Basco" per le origini della sua famiglia, è considerato uno tra i commissari tecnici più geniali e preparati del Mondiale. Ha portato il Messico in Sudafrica, risollevandolo da un disastroso inizio delle qualificazioni sotto la guida di Eriksson, e ha un curriculum ricco, che comprende la guida della nazionale messicana al Mondiale 2002, le buone stagioni all'Atletico Madrid e soprattutto quelle eccellenti all'Osasuna di Pamplona, squadra spagnola di seconda fila, condotta ai primi posti della Liga per due annate consecutive. Nell'amichevole di Bruxelles Aguirre ha messo in crisi l'Italia con un meccanismo in apparenza banale, ma efficacissimo: quando il Messico aveva il pallone, lo slittamento all'indietro di Marquez da centrocampista davanti alla difesa a difensore centrale e l'avanzamento a centrocampo dei due terzini, trasformava il 4-1-2-3 della fase difensiva molto coperta nell'agile 3-4-3 di quella offensivca, grazie alla superiorità numerica a centrocampo e al costante movimento degli attaccanti e degli esterni.   
All'Osasuna Aguirre inaugurò una singolare forma di gestione del gruppo: un turnover totale, dove tutti giocavano di volta in volta e nessuno era indispensabile. Descritto dallo studioso di questioni centramericane Bruno Ofiuco sulle pagine del "Manifesto", questo modello tecnico-tattico è stato catalogato come "filosofia calcistica mutuata dalle scelte della rivoluzione zapatista, basata sugli organi del buon governo, in cui tutti si alternano al comando". L'attuale ct del Messico, da calciatore e da amico degli indigeni del Chiapas, fu protagonista dell'unica sfida finora giocata tra una selezione di professionisti e la selezione degli zapatisti, che - rilevò poi lo stesso Aguirre in un'intervista a Inter Channel - "vivono la loro quotidiana battaglia contro l'oblio e per la sopravvivenza". Da commissario tecnico, non può certo applicare in pieno la filosofia della massima democrazia del turnover, ma l'imperturbabilità con cui la squadra ha assorbito dopo la partita col Sudafrica l'assenza per infortunio del maggiore talento - Vela - dimostra che l'intercambiabilità è un dato di fatto.
Aguirre ha riconosciuto che il pericolo numero uno della nazionale di Maradona ("Diego è un mio buon amico") è ovviamente Messi, sulla cui marcatura ha indottrinato i propri giocatori. "C'è un solo modo per limitarlo ed è quello di non fargli arrivare mai il pallone o comunque di fargliene arrivare il minor numero possibile". Ma domani sera il vero dubbio del Messico è la presenza del gioiellino Vela, alle prese con un guaio muscolare: anche la democrazia zapatista, di fronte a un campione, può fare le sue eccezioni.