Autore Topic: I tentacoli della mafia al Porto di Palermo sigilli e sequestri  (Letto 1442 volte)

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Offline Ibleonet

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Ancora una volta il sospetto di infiltrazioni mafiose colpisce il porto di Palermo. L'inquietante scenario emerge nell’ambito di un’attività svolta congiuntamente dalla Procura Distrettuale Antimafia di Palermo e dalla Direzione Investigativa Antimafia del capoluogo siciliano. Le infiltrazioni mafiose sarebbero state accertate all’interno delle società che gestiscono i servizi nell’area portuale di Palermo e Termini Imerese, nel Palermitano, di fatto in regime di monopolio.

IL PROVVEDIMENTO - La sezione misure di prevenzione del Tribunale palermitano ha disposto l’amministrazione giudiziaria di tre società, la New Port S.pA, la Portitalia S.r.l. e la Terminal Containers Palermo S.r.l., e il sequestro dei beni e dei rapporti bancari riconducibili a quattro soggetti ritenuti vicini ad alcune famiglie mafiose palermitane, per un valore complessivo di oltre 2,5 milioni di euro. I proprietari dei beni sequestrati sono Antonino Spadaro, 55 anni, presunto esponente della famiglia mafiosa della Kalsa, un omonimo di 64 anni con precedenti denunce per associazione a delinquere, fratello di un favoreggiatore dei boss Graviano, e Girolamo Buccafusca con precedenti per traffico di droga, associazione mafiosa ed estorsione.



La Dia al Porto di Palermo RESTYLING «FORMALE» - L'indagine della Dia parte da lontano, da quando, nel 2004, la prefettura di Palermo segnalò che su 218 soci della New Port srl - società che si occupa soprattutto di assistenza alle navi da crociera diventata negli ultimi 25 anni la prima impresa portuale della Sicilia capace di fatturare 12 milioni di euro nel 2008 - 20 avevano collegamenti con la mafia. Nel maggio dello scorso anno l'Autorità portuale aveva ritirato le concessioni alla New Port, a seguito di un'informativa della Prefettura. Nei mesi successivi le attività di logistica e trasporti gestite dall'azienda sotto osservazione erano state ereditate dalle altre due società oggi interessate dal provvedimento del Tribunale, a seguito di una cessione di rami d'azienda da parte della New Port, che contestualmente aveva provveduto a un'operazione di restyling. Ma le iniziative sono state giudicate dagli investigatori di mero riassetto formale, messe in atto solo allo scopo di eludere l'interdittiva antimafia. In particolare, a far sorgere sospetti è stata la modalità di pagamento della cessione dei rami aziendali che prevedeva una rateizzazione in 18 anni durante i quali la New Port avrebbe continuato ad incassare i guadagni dell'attività. Così, applicando per la prima volta a Palermo l'art. 34 del codice antimafia, il Tribunale ha sospeso gli amministratori giudiziari delle tre ditte coinvolte per 6 mesi imponendo un amministratore giudiziale che, per tutta la durata della misura interdittiva, controllerà l'attività delle società ed accerterà eventuali presenze di interessi mafiosi.
L'AMMINISTRATORE: «TUTELEREMO POSTI DI LAVORO - E già da stamane l'amministratore giudiziario nominato, l'avvocato Gaetano Cappellano Seminara, si è immesso nel possesso delle società New Port SpA, Portitalia srl e TCP-Terminal Containers Palermo srl. «Il nostro compito in questa vicenda sarà principalmente quello di garantire la continuità dell'attività delle aziende», ha detto, «a tutela del patrimonio delle stesse, delle compagnie di navigazione, dei clienti e di tutte le aziende interessate nonchè della salvaguardia delle centinaia di dipendenti e lavoratori occupati presso le aree portuali di Palermo e di Termini Imerese. Lavorando di concerto con le istituzioni e con le parti sociali puntiamo a mantenere l'operatività aziendale per assicurare la fornitura delle qualificate prestazioni rese dalle società interessate dal provvedimento, nella consapevolezza della rilevanza dei servizi resi - da quasi un secolo - dai lavoratori portuali e del loro importante contributo allo sviluppo dei porti di Palermo e Termini Imerese».