Autore Topic: 1 CC denuncia:nella caserma dei CC di Altamura si svolgevan i summit della mafia  (Letto 2210 volte)

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Offline Ibleonet

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Vista dall’interno, la caserma dei carabinieri di Altamura, anziché un avamposto della legalità, diventa «una sorta di luogo di incontro e di ritrovo dei personaggi più controindicati della zona, tra cui Dambrosio Bartolomeo, Columella figlio, quello con i capelli lunghetti e biondino, un tale Macella Liborio a me noto come vicino agli ambienti della prostituzione».

Un sottufficiale dell’Arma tale G. non ce la fa più. Il 24 febbraio scorso viene sentito dalla Dda che indaga su presunte coperture del comandante della stazione di Altamura maresciallo Nicola Logiudice e del maresciallo Massimo Carotenuto. Il primo avrebbe omesso di predisporre il registro dove il boss avrebbe dovuto firmare, in quanto sorvegliato speciale. Il secondo avrebbe saputo e non avrebbe denunciato. E quando il Tribunale chiede alla stazione come si fosse comportato il boss nel 2007, il comandante dichiara il falso. Il suo collaboratore lo sa e, anche questa volta, non denuncia.

Una situazione nota in caserma, stando al racconto di G.: «Come ho già detto - dichiara agli inquirenti - mi recai dal comandante provinciale per rappresentare la complessiva situazione da me constatata in diversi anni di servizio presso la stazione di Altamura, situazione di cui la vicenda relativa alla sorveglianza speciale del Dambrosio non era che l’ultima manifestazione di una interminabile serie di fatti e comportamenti che mi avevano umiliato come carabiniere, al punto che avevo anche pensato di farmi mettere in “forza assente”».

Una caserma, dunque, frequentata da persone «che per gli atteggiamenti complessivi» e «per il modo di fare non appariva certamente che venissero per ragioni istituzionali (...) ma per altri motivi che a noi subordinati venivano tenuti nascosti». Un clima di familiarità che il carabiniere descrive così: «Ciò che ci colpiva pure era il modo in cui queste persone si rivolgevano ai nostri sottufficiali, dandosi del “tu” e chiamandosi col nome proprio. Per loro il Logiudice non era “il maresciallo”, ma “Nicola”»