Autore Topic: Carabiniere a giudizio: gettò giù dalle scale la moglie: era troppo gelosa!  (Letto 1250 volte)

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Offline Ibleonet

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Al culmine della sua ultima esplosione di presunta violenza domestica, avrebbe colpito colei che all’epoca rappresentava ancora sua moglie con un’irruenza tale da farla «volare» giù dalle scale di casa. E’ un carabiniere tuttora in servizio nel Veronese l’imputato a cui, nel corso della lunga udienza che è andata in scena lunedì a palazzo di giustizia, la procura contestava la pesante accusa di maltrattamenti in famiglia. A farne le spese, rappresentata nella veste di parte civile dall’avvocato Lorenzo Picotti, sarebbe stata dal 2005 al 2008 (prima della loro definitiva separazione) la donna (classe ’53) a cui il militare dell’Arma, tra fidanzamento e matrimonio, è stato legato per qualcosa come un ventennio. Eppure, stando alla ricostruzione dell’accusa, negli ultimi tempi a costellare la convivenza tra i due, residenti a Pastrengo, sarebbero stati ripetuti screzi e battibecchi che, in talune circostanze, avrebbero raggiunto punte di animosità tali da sfociare in calci, botte e pugni. E proprio qui, lunedì, si è innestato il nodo focale della spinosa vicenda giudiziaria, ma soprattutto familiare, trattata all’ex Mastino.

Quattro, nel dettaglio, gli episodi di presunti maltrattamenti da cui il carabiniere, classe ’62, difeso dagli avvocati di fiducia Davide Adami e Veronica Villani, deve difendersi in tribunale: stando al capo d’imputazione, l’11 settembre 2005 la consorte avrebbe riportato lesioni giudicate guaribili in tre giorni, il 29 settembre 2007 in dieci giorni, il 20 febbraio 2008 in cinque giorni e infine, il 29 novembre 2008, in dodici giorni. «Nulla di più falso», invece, a parere della difesa, che ribatte punto su punto ai sospetti della procura sostenendo che, al contrario, si sarebbe trattato di litigi a due, con scaramucce reciproche, e non di angherie unilaterali da parte del militare dell’Arma. Non solo, perché ad agitare gli animi in seno alla coppia sarebbe stata soprattutto la presunta gelosia di lei, che gli imputava presunti tradimenti. Tra l’altro, era stata la stessa procura (con il pm Paolo Sachar) a sollecitare l’archiviazione del caso alla chiusura delle indagini preliminari (chiamato a decidere, però, il gip Laura Donati respinse il nulla di fatto ordinando l’imputazione coatta del carabiniere). Quella che si è celebrata lunedì in aula di fronte al giudice Elena Magri, si è rivelata una seduta processuale incentrata, per ore, sulle contrastanti deposizioni dei testimoni citati da accusa (oltre alla parte offesa, degna di nota l’audizione di un’amica di lei) e difesa (in particolare, il figlio e il fratello di lui). Prossimo atto, tra un mese e mezzo, risulteranno invece la discussione tra pubblico ministero e difesa nonché, quanto mai attesa, la sentenza finale. Anche se in casi simili, solitamente, la parola conclusiva non è mai quella detta in tribunale.