Autore Topic: 150 le donne trucidate dalla mafia Nasce “Sdisonorate” il dossier  (Letto 2339 volte)

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Offline Ibleonet

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La prima assassinata è del 1896, le ultime di pochi mesi fa. Sono le donne ammazzate dalle mafie. E per dimostrare che non è vero che la malavita, per una sorte di codice d’onore, non uccide le donne, arriva un dossier “Sdisonorate”, una ricerca, certamente parziale, che vuole essere uno stimolo per una discussione pubblica e una mappa conoscitiva su un tema difficile e contraddittorio come quello del rapporto tra donne e mafia.

 Che diventa sempre più centrale, che troppo poco finora è stato indagato. Le donne – innocenti o dissidenti o senza la forza di uscire dal giogo mafioso – uccise dalle mafie sono più di 150. Sono morte per l’impegno politico, sono rimaste vittime di delitti d’onore, sono state suicidate, sono state oggetto di vendette trasversali, sono morte per un accidente, sono rimaste incastrate dentro una situazione familiare e mafiosa da cui non sono riuscite a uscire.

Ecco tre storie, scelte tra le decine che compongono questa triste faida in rosa. 1896, Per vendetta: Emanuela Sansone Ha solo 17 anni la prima donna uccisa dai clan. Si chiama Emanuela, è la figlia della bettoliera Giuseppa Di Sano. La ammazzano, a palermo, il 27 dicembre 1896, ed è probabilmente una ritorsione: i mafiosi, come emerge dal rapporto del questore di Palermo Ermanno Sangiorgi, sospettano che la madre li abbia denunciati per fabbricazione di banconote false.
Dopo l’omicidio la madre di Emanuela collabora con la giustizia, ed è uno dei primi esempi di ruolo positivo delle donne.

 1981, Per amore: Rossella Casini Palmi Rossella è una bellissima ragazza fiorentina del quartiere Santa Croce, capelli biondi e occhi azzurri, ha 21 anni e studia Psicologia all’università. Ha le carte in regola per vivere felice, ma sul suo cammino c’è la ’ndrangheta. E per le cosche lei è solo «la straniera» da sacrificare per salvare la faccia.
 Nel ’77 Rossella conosce Francesco Frisina, un giovane che viene da Palmi, studia Economia a Firenze ed è andato ad abitare nel palazzo ottocentesco dove vive la famiglia Casini. È amore a prima vista.
 Due mondi diversi che si trovano e si fondono. Anche le famiglie vivono quel fidanzamento come una lieta novella e s’incontrano più volte in Calabria. Già si parla dei fiori d’arancio. Sembra che nulla possa rompere quell’idillio. Ma nel ’78 a Palmi scoppia la faida tra i Gallico e i Parrello-Condello e nessuno può chiamarsi fuori.
 Il 4 luglio del ’79 ammazzano Domenico Frisina, il padre di Francesco. E nel dicembre successivo tocca al ragazzo, che si becca una pallottola in testa, ma sopravvive. In Toscana non sanno nulla di lupare e onorata società. I Casini sono in preda al terrore, ma Rossella è decisa ad andare fino in fondo e non riescono a fermarla.
 Nelle indagini sono stati coinvolti il padre della donna, Michele Bellocco, insieme ai figli Pietro, Bernardo e Antonio. Solo quest’ultimo sarà condannato. Le successive rivelazioni del pentito Pino Scriva porteranno in cella Giuseppe, Umberto e Carmelo Bellocco, cugini della “disonorata 1997Per sbaglio: Silvia Ruotolo Napoli Quartiere del Vomero, 11 giugno 1997.
 Una donna rientra a casa dopo essere andata a prendere a scuola suo figlio Francesco. Si chiama Silvia e ha 39 anni. Viene uccisa da un clan di camorristi che ha come obiettivo Salvatore Raimondi, affiliato al clan Cimmino, avversario del clan Alfieri. Sparano quaranta proiettili.
 A guardare la scena dal balcone c’è Alessandra, la figlia di 10 anni. Silvia è cugina dei fratelli ruotolo, giornalisti e nel suo nome nascerà un’associazione e vengono a lei intitolati i giardini pubblici del quartiere napoletano.

 “Sdisonorate” ha anche una seconda parte e un’appendice. Sono state fatte delle interviste a Rita Borsellino e Angela Napoli, politiche impegnate sul fronte antimafia, e alla giornalista Amalia De Simone. A Viviana Matrangola, giovane donna impegnata nell’associazionismo antimafia, è stato chiesto un ricordo di sua madre: Renata Fonte, uccisa nel 1984. Spiega le motivazioni profonde di questo lavoro la prefazione di Celeste Costantino.

 La postfazione è invece di Ombretta Ingrascì, scrittrice e studiosa della presenza delle donne nei clan, che ha scritto un testo di grande interesse scientifico. L’appendice è invece un elenco dei centri antiviolenza in Italia. Le ricerche di “Sdisonorate” sono di Irene Cortese, la cura è stata di Cortese, Sara Di Bella e Cinzia Paolillo.